Che l’auto a guida autonoma sia il futuro è ormai cosa nota. Tuttavia, prima di licenziare le vecchie automobili e sostituirle con gli Avs (Autonomous vehicles), ci sono ancora una serie di nodi da sciogliere.

Per cominciare, la sicurezza. Ad esempio, le auto a guida autonoma non dovrebbero circolare in concomitanza con le auto tradizionali e con quelle a guida semiautonoma, in quanto le prime si limiterebbero a rispettare le regole e non sarebbero in grado di prevedere l’errore umano dall’altra parte.

E ancora, visti i difetti della segnaletica stradale, l’auto a guida autonoma potrebbe subire inganni visivi, con conseguenze imponderabili. Per questo si parla di sostituire i segnali con sistemi avanzati: cablature complete delle strade per connettere tra loro i sistemi di bordo dei vari veicoli, supernavigatori aggiornati in tempo reale etc. Per rendere affidabile la guida senza conducente bisognerà poi scongiurare gli attacchi degli hacker, capaci di “impossessarsi” a distanza dell’auto autonoma; poter contare su panoramiche ad alta definizione (scarto inferiore ai 10 cm); mettere a punto un protocollo standard di comunicazione tra i veicoli (V2V) e tra veicoli e infrastrutture (V2I).

Intanto le grandi case automobilistiche si danno da fare per stringere i tempi del passaggio ai veicoli autonomi. Ad esempio la Fiat Chrysler, che già collabora con i progetti di Google negli Usa, ha appena stipulato un accordo a lungo termine con Intel e BMW per produrre le sue prime auto a guida autonoma. La produzione delle prime quaranta è prevista già per l’anno in corso.

Anche il nostro Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si sta preparando ad accogliere la rivoluzione della guida. È in arrivo il decreto “Smart road”, con un capitolo dedicato alla sperimentazione su strade pubbliche delle auto robot del futuro, che però avranno sempre un conducente a bordo, pronto a intervenire in caso di emergenza.