Il diesel è destinato a scomparire.

Lo conferma la ricerca “Emissioni: sempre più vicina l’era dell’ibrido e dell’elettrico”, realizzata su scala europea da AlixPartners e presentata al #FORUMAutoMotive 2017 di Milano.

La società di consulenza americana ha previsto che dal 2020, anche alla luce delle restrizioni normative in fatto di emissioni, i motori diesel perderanno quote di mercato a favore di quelli ibridi, e che entro il 2030 i veicoli a gasolio rappresenteranno solo il 9% del totale, preceduti dai motori ibridi a benzina (28%), dai motori a benzina (25%), dai veicoli elettrici (20%) e dagli ibridi plug-in (18%).

Il declino del diesel, già effettivo negli Stati Uniti, in Cina e in Russia e indubbiamente riconducibile al dieselgate, comincia a manifestarsi anche nei principali mercati europei, dalla Germania al Regno Unito, dalla Francia alla Spagna, dove fino a qualche anno fa le diesel rappresentavano oltre la metà delle auto immatricolate, facendo dell’Europa la  roccaforte del gasolio. Oggi alcuni paesi, come Norvegia e Paesi Bassi, sono già pronti all’introduzione di divieti di circolazione per le auto con motori endotermici (benzina e diesel). E all’ultima conferenza biennale dei sindaci (C40) Parigi, Città del Messico, Madrid e Atene, hanno proposto, entro il 2025, l’ostracismo delle macchine a gasolio dai centri cittadini. Per non parlare del leader dei laburisti britannici, Jeremy Corbyn, che entro il 2026 vorrebbe vietare la vendita di tutte le auto mosse da propulsori a combustione interna.   

In controtendenza invece l’Italia, che per ora non sembra risentire dei blocchi del traffico e dei divieti anti-diesel in vigore o programmati nel resto d’Europa.

I primi cinque mesi del 2017, infatti, hanno visto crescere del 5,3% le immatricolazioni diesel (+7,9% da inizio anno), fino a raggiungere il 56,3% dell’intero mercato contro il 56,2% dei primi cinque mesi 2016. Eppure lo stesso Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, intervenuto al Salone dell’Auto di Torino, ha dichiarato che “le auto diesel hanno una prospettiva non di lunghissima durata”.  

Ma cosa decreta la necessità di rimpiazzare il motore diesel? Nonostante esso resti ancora il miglior compromesso tra emissioni di CO2, consumi e prestazioni, adeguarlo alla stretta normativa post scandalo risulta particolarmente costoso. Secondo la ricerca di AlixPartners, anche se nel passaggio dalle vetture Euro 3 a quelle Euro 6 le emissioni di ossidi di azoto dei veicoli hanno subito una riduzione pari al 40%, nell’uso su strada i veicoli diesel ancora oggi emettono ossidi di azoto dalle 5 alle 7 volte superiori ai limiti di legge, e dalle 3 alle 7 volte superiori rispetto ai dati di omologazione. Non a caso alcune delle principali aziende automotive del mondo (Toyota, General Motors, Volkswagen, Volvo), hanno annunciato un progressivo disimpegno dalla propulsione ad accensione spontanea. Ma l’opposizione non può essere sterile. Nell’ottica della ricerca di opzioni sostenibili, Bill Gates ha lanciato un fondo da 1 miliardo di dollari da destinare allo studio di tecnologie in grado di controbilanciare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Il futuro fa rima con elettrico. Ve ne parleremo nella prossima puntata…

 

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